Attacco hacker a Enac: cosa insegna a tutte le aziende

Tra i fatti di cronaca cyber più popolari e seguiti dello scorso 2020, un posto al sole è certamente occupato dall’attacco hacker a Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. Il 10 luglio 2020, il sito web smise inspiegabilmente di funzionare, un sintomo “generico” che in realtà nascondeva un vero e proprio attacco hacker a Enac, peraltro mai rivendicato pubblicamente.

Secondo alcune fonti, l’attacco avrebbe bloccato il sistema di posta elettronica, distrutto alcuni archivi digitali e reso inaccessibile il sito.

 

Enac esclude furti ed esfiltrazione di dati

 A differenza di altri casi, va sottolineato quanto la comunicazione di Enac sia stata molto rapida. L’Ente, assicurando di aver “tempestivamente messo in atto tutti gli interventi tecnici necessari a ripristinare, nel minor tempo possibile, la piena operatività dei sistemi e delle infrastrutture informatiche” ha subito sottolineato quanto le attività di ripristino non abbiano evidenziato alcun furto di dati. Non ci sarebbe stato un data breach, in altri termini.

 Di fronte alla criticità di molte informazioni custodite da Enac e classificate come segrete dalla NATO, il comunicato stampa ha spiegato che “il sistema di gestione della documentazione classificata Nato-UEO gira su un sistema separato che non è in rete e non è stato oggetto di attacco. Non ci sono conseguenze nemmeno per l’operatività degli aeroporti che l’Ente ha in gestione diretta”.

 Per quanto concerne, infine, i dati relativi ai voli civili, Enac non conserva dati personali dei passeggeri, ma “ha esclusivamente dati di traffico complessivi, relativi al numero dei passeggeri che transitano negli aeroporti nazionali”.

 La situazione, come spesso accade, è stata normalizzata in una manciata di giorni e, secondo le informazioni trapelate al momento, senza particolari conseguenze. L’indiziato numero uno, sia pur senza alcuna conferma né rivendicazione, è il ransomware, che non avrebbe dato adito a esfiltrazione di dati né a particolari complicazioni (se non al danno dovuto al downtime) per via delle soluzioni di disaster recovery attive al momento.

 Non è nota la dinamica dell’infezione né se sia stato chiesto o meno un riscatto; è però palese è l’estrema rapidità dell’azione, che non ha permesso ai team di sicurezza di prevenire il blocco di alcuni sistemi.  

  

Attacco hacker a Enac e la protezione delle infrastrutture critiche

 Nel periodo immediatamente successivo, la discussione si è spostata su due fronti: i motivi che possono aver portato all’attacco hacker a Enac e, soprattutto, come proteggere nel migliore dei modi le infrastrutture critiche del Paese.

 Per quanto riguarda i primi, occhi puntati sui dati sensibili, sulle informazioni segrete (quelle stesse che Enac ha poi affermato non essere state coinvolte), ma anche sui dati dei voli e dei passeggeri, perfetti per elaborare campagne di phishing personalizzate e con un’elevata possibilità di successo. Possibile, certamente, la finalità di spionaggio, considerando appunto la custodia di informazioni segrete.

 Soprattutto, l’attacco hacker a Enac ha suscitato prolungate discussioni circa la necessità – e anche la complessità – di proteggere in modo proattivo e intelligente le infrastrutture critiche del Paese.

 La grande insistenza su questi temi fu determinata anche dal fatto che nel luglio 2020 il traffico aereo stava ricominciando a ingranare dopo un lungo periodo di stop forzato: un blocco dei sistemi (si pensi ai quelli OT degli aeroporti), un leak di informazioni o l’impossibilità di accedere a dati su voli erano ipotesi da evitare a tutti i costi. Tutto questo vale logicamente per qualsiasi infrastruttura critica.

 Il principio cardine, che non va mai dimenticato (neppure dalle aziende), è che la sicurezza informatica è una continua sfida tra chi attacca e chi viene attaccato: quest’ultimo non ha le armi per eliminare totalmente il rischio, ma ha molte frecce al proprio arco per battere sul tempo attacchi automatizzati come quello che presumibilmente ha colpito Enac.

 La protezione non può che essere basata su svariati fattori: sul monitoraggio costante delle infrastrutture IT e OT, sull’utilizzo pervasivo di tecniche avanzate di Intelligenza Artificiale, ma anche su un impeccabile livello di awareness e su molti altri fattori che devono lavorare in sinergia e creare un circolo virtuoso finalizzato a evitare che si spengano le luci.

 

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